Antonino Polimeni

Esperto tutela del Software

Alcuni siti internet danno la possibilità all’utente di scaricare software tramite le proprie pagine, o tramite link diretti a files contenuti su altri server (o su altri siti) o tramite collegamenti a file contenuti sullo stesso server dove ha l’hosting lo stesso sito internet. Entrambi i casi comunque, soddisfano i requisiti di “distribuzione”, integrando dunque pienamente le fattispecie previste dalle modifiche apportate alla l.633/41 dalla l.248/00.

L’art.2 punto 8 della stessa legge, stabilisce infatti che sono compresi nella protezione i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore. Spesso, in questi casi, il titolare dei diritti è un soggetto diverso da chi materialmente ha programmato, visto che solitamente chi stende i codici di programmazione è legato da un rapporto di lavoro con la società di software.

Nel caso di diffusione di software freeware, la distribuzione al pubblico dovrebbe essere comunque autorizzata ai sensi dell’art.64bis della l.633/41 anche se solitamente all’interno della licenza è prevista una clausola che ne permette la redistribuzione gratuita. Lo stesso può dirsi per i programmi shareware, vista la loro libera utilizzazione (nella versione limitata), ma non libera distribuzione (anche qui può comunque essere prevista la clausola di libera redistribuzione). Diverso è il caso dei programmi opensource.

In tal caso non esiste un titolare dei diritti di utilizzo economico, e quindi di distribuzione. Ma non solo, a differenza dei programmi freeware, qui è difficile anche individuare un eventuale diritto a rivendicare la paternità del software, visto che lo scopo dei progetti in opensource è proprio il dare la possibilità a chiunque di apportare modifiche e migliorie al programma.