Antonino Polimeni

Consulenza legale su meta tag e keyword nei siti web

I meta-tag sono l’insieme delle Istruzioni in linguaggio HTML contenute all’interno delle pagine web, che forniscono varie informazioni ai motori di ricerca, tra le quali il titolo della pagina, l’autore della stessa, il programma usato per la costruzione, la descrizione e le keywords (parole chiave).

Anche i meta-tag, come i domain names, possono essere fonte di responsabilità per i webmaster che inseriscono all’interno degli stessi parole chiave che possono comportare una violazione delle norme sulla concorrenza o una violazione del diritto al nome.

I meta-tag, avendo la funzione di attirare i navigatori all’interno del proprio sito, rientrano pacificamente nella definizione di “messaggio pubblicitario”.

Il già citato art. 19 del Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206, il c.d. “Codice del Consumo”, impone sinteticamente, ma con efficacia che “la pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta”.

Esistono varie sentenze sull’argomento, tra cui, esemplificando ricordiamo quella del Tribunale di Roma del 18.1.2001 che ammette la responsabilità di una compagnia assicurativa che annoverava tra i meta-tag del proprio sito internet il nome di una società concorrente.

È di tutta evidenza che, se si utilizza come meta-tag un marchio altrui, questo comportamento concretizza un’ipotesi di contraffazione del marchio, così ledendosi il bene giuridico della certezza della indicazione d’origine o provenienza dei prodotti o servizi contraddistinti con un determinato segno distintivo ed ingenera, inoltre, confusione nel pubblico fonte di responsabilità per concorrenza sleale.

L’uso dei meta-tag può configurare anche ipotesi di pubblicità ingannevole ex art. 20 lettera b del D. Lgs. 206/05  quando le parole chiave inserite mirano a raggirare l’utente, potenziale cliente, inducendolo in errore sul prodotto o servizio che si promette in vendita.

Un fenomeno simile è quello molto diffuso dell’inserimento tra i meta-tag di nomi di famosi personaggi dello spettacolo specie di sesso femminile che rappresentano l’oggetto delle ricerche di molti navigatori in rete, allo scopo di generare confusione nell’utente ed attirare nel proprio sito (spesso pornografico) il maggior numero possibile di visitatori.

Indubbiamente un simile comportamento, tra l’altro in violazione del diritto all’uso del proprio nome oltre che dell’identità personale, non può che integrare il reato di diffamazione ai danni delle celebrità colpite, considerata la natura (pornografica) dei siti incriminati e quindi l’enorme danno anche d’immagine.